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Risponde Giovanni Luigi Bonelli
(le risposte sono tratte da una intervista raccolta da Decio Canzio e pubblicata nel volume "Il mio nome è Tex", edito da Mondadori nel 1992)
SIGNOR BONELLI, DA DECENNI TEX È
UN GRANDE SUCCESSO POPOLARE: IL PERSONAGGIO, IL SUO MODO DI ESPRIMERSI, IL SUO MONDO
SONO |
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ENTRATI A FAR PARTE DEL COSTUME DEGLI ITALIANI. TUTTAVIA, SOLTANTO NEGLI ULTIMI ANNI,
QUESTO TRIONFO POPOLARE SI È TRAVASATO ANCHE NEI GIUDIZI DEI MASS MEDIA, I QUALI, IN PRECEDENZA,
AVEVANO L'ARIA DI SNOBBARE TEX (COSÌ COME I FUMETTI, IN GENERALE). CHE COSA HA DA
DIRE IN PROPOSITO? Confesso che la cosa mi ha lasciato (e mi lascia) del tutto
indifferente. Quando scrivevo Tex, io pensavo ai miei lettori, alla gente comune, agli
amici che incontravo per strada. Sono gli stessi che vanno in edicola e comprano
l'albo. Sono in tanti, ancora oggi, a leggere Tex? Bene, questo significa che il mio
lavoro è servito a qualcosa. Tengo comunque a dire di essere orgoglioso del fatto che Tex
abbia contribuito a cambiare latteggiamento negativo verso il fumetto che ci ha
pesantemente perseguitato in anni neppure troppo lontani.
IL SUCCESSO EDITORIALE DI TEX HA AVUTO
COME CONSEGUENZA UN PROLIFERARE DI RASSEGNE, DI TAVOLE ROTONDE, DI DIBATTITI, TUTTI
DEDICATI AL PERSONAGGIO. BASTERÀ RICORDARE "LA BALLATA DI TEX", LA BELLISSIMA
MOSTRA ITINERANTE CREATA DA BERTIERI E POLIDORI. TUTTAVIA RARAMENTE, ANZI FORSE MAI, LEI
È INTERVENUTO A QUESTE MANIFESTAZIONI. PERCHÉ? Non amo i bagni di folla. E rifuggo da
tutto ciò che ha il marchio dell'"ufficialità". Preferisco conversare con
il lettore di Tex che incontro casualmente al caffè e sentire da lui critiche e
suggerimenti. Con tutto questo, sia ben chiaro che guardo con favore alle
manifestazioni dedicate a Tex. Sono feste di amici: non posso non provare simpatia per
loro.
TEX È NATO NEL 1948, DOPO CHE
LEI AVEVA CREATO MOLTI ALTRI PERSONAGGI. PERCHÉ TEX WILLER HA AVUTO I GRANDI
RICONOSCIMENTI CHE SAPPIAMO MENTRE YORGA, |
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YUMA KID, I TRE BILL E ALTRE SUE CREATURE
SONO SCOMPARSE, LASCIANDO UNA TRACCIA BEN PIÙ MODESTA NELLA STORIA DEL
FUMETTO ITALIANO? HA FORSE MESSO UN IMPEGNO PARTICOLARE NELLO SCRIVERE TEX? Assolutamente
no. E confesso che, ancora oggi, non saprei trovare i motivi per cui Tex ha funzionato
mentre invece, per fare un esempio, Yuma Kid si è spento. Posso assicurarvi che, nello
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scriverlo, ci ho messo lo stesso
impegno. Ma spesso mi
sorprendo a pensare che anche
la vita dei personaggi a fumetti sia come quella degli uomini in carne e ossa. Alcuni
nascono con i segni di un destino favorevole, altri avranno un'esistenza difficile. E
chi fa il nostro mestiere deve anche mettere in conto la possibilità di misteriose,
imprevedibili "congiunzioni astrali". In altre parole, lo scrittore di fumetti,
magari inventore di molti personaggi che non hanno avuto fortuna, si può improvvisamente
trovare nella miracolosa condizione di creare il personaggio giusto (e il prodotto
editoriale giusto) nel momento giusto. Vi faccio però notare che, all'inizio, Tex
non ebbe un successo travolgente. Partì discretamente e si assestò nelle fasce di
vendita intermedie del mercato di allora, ben lontano dalle tirature del Grande Blek, di
Capitan Miki e del Piccolo Sceriffo, per intenderci. In seguito, negli anni Cinquanta, il
personaggio mi è "cresciuto in mano", lo sentivo sempre più mio, sempre più
m'identificavo in lui. E, gradualmente, crescevano anche le vendite. Ma, a quel
punto, l'aspetto editoriale non m'interessava più. Ripeto: ero troppo
"dentro" il personaggio per occuparmi di altro.
TRA GLI SCRITTORI ITALIANI DI FUMETTI CHI SONO STATI I SUOI ANTAGONISTI? INTENDO I
COLLEGHI DI CUI LEI HA AVUTO (E HA) STIMA? Domanda difficile. Da quando ho
abbandonato il ruolo di editore per limitarmi a scrivere fumetti, non mi sono mai
guardato molto intorno. Tuttavia, il mio atteggiamento distratto non mi ha impedito,
a suo
tempo, di leggere e ammirare alcune storie di un mio vecchio amico come Federico
Pedrocchi. |
Oppure di apprezzare il talento narrativo di Andrea Lavezzolo,
specialmente in quelle lunghe serie a fumetti che si richiamavano, più o meno
esplicitamente, al glorioso feuilleton. O ancora di seguire i famosi personaggi della
EsseGesse, che riscossero uno strepitoso successo editoriale.
SIGNOR BONELLI, NELLE
PROSSIME TRE DOMANDE DIVERTIAMOCI UN PO', ANCHE SE LE COSE CHE LE CHIEDEREMO HANNO LA
LORO IMPORTANZA PERCHÉ DANNO UN'IDEA DELLE BASI CULTURALI DI UN GRANDE NARRATORE
POPOLARE. DUNQUE, SE LE CAPITASSE DI NAUFRAGARE SU UN'ISOLA DESERTA |
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PORTANDO CON SÉ DIECI
LIBRI, QUALI SCEGLIEREBBE? Sto al gioco. Prendete la penna e scrivete: "Cuore di
tenebra" di Joseph Conrad, "Radiosa aurora" di Jack London, "I tre
moschettieri" di Alexandre Dumas, "La Primula Rossa" della baronessa Orczy,
"La Donna Eterna" di Rider Haggard, "Le miniere di re Salomone" di
Rider Haggard, "Il ranger del Texas" di Zane Grey, "Bosambo" di Edgar
Wallace, "Capitan Blood" di Rafael Sabatini, "I misteri della Giungla
Nera" di Emilio Salgari.
IN QUELLISOLA DESERTA AVRÀ ANCHE LA POSSIBILITÀ DI DISPORRE DI DIECI VIDEOCASSETTE.
SCELGA DUNQUE I FILM DA SALVARE. Vi dico subito i titoli: "Il massacro di Fort
Apache" di John Ford, "Johnny Guitar" di Nicholas Ray, "Ombre
Rosse" di Ford, "Sfida all'O. K. Corral" di John Sturges, "Il
cavaliere della valle solitaria" di George Stevens, "Quel treno per Yuma"
di Delmer Daves, "Sentieri selvaggi" di Ford, "Winchester 73" di
Anthony Mann, "Mezzogiorno di fuoco" di Fred Zinnemann, "Vera Cruz" di
Robert Aldrich.
E ANCORA, SULLA FAMOSA ISOLA, LE SARÀ CONSENTITO DI PORTARSI DIECI ALBI
DI TEX. E io porterò "Sangue Navajo", "La voce misteriosa", "Le
Terre dell'Abisso", "La gola della morte", "La notte degli
assassini", "Massacro", "Il Signore dell'Abisso",
"Vendetta indiana", "Dramma al circo", "La cella della
morte".
ORA LE CHIEDIAMO: COME NACQUE IN LEI L'IDEA STRAORDINARIAMENTE ANTICIPATRICE DI
UN EROE ANTIRAZZISTA, AMICO DEGLI OPPRESSI, CONDOTTIERO DEGLI INDIANI E PADRE DI UN SANGUE
MISTO? Per le mie storie non userei termini come "razzismo" o
"antirazzismo". Direi invece che il problema da voi posto va visto sotto due
aspetti. Se guardiamo al fumetto, nel mio Tex c'è una forte reazione
all'ingiustizia, ai soprusi, alle prevaricazioni. Se poi i
"prepotenti" sono i bianchi in espansione verso ovest, allora sì, c'è
anche la reazione al genocidio, all'intolleranza razziale. Ma la lotta contro
le discriminazioni io l'ho sempre vista nel quadro più ampio della ribellione a ogni
forma di angheria. Se invece guardiamo al clima degli anni in cui è nato Tex, allora la
mia scelta va vista come una reazione al conformismo imperante di quel periodo. Perché io
ero così e gli altri no? Beh, io leggevo fin d'allora molti libri sugli indiani
d'America e avevo imparato a rispettare quel popolo indomito.
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CI HA SEMPRE INCURIOSITO L'INTERPRETAZIONE CHE LEI HA DATO DEL
PERSONAGGIO DI KIT CARSON. HA QUALCOSA DA DIRE IN PROPOSITO? Il mio Carson non ha nulla a
che fare con il personaggio storico. Il pard di Tex è un allegro compagno
d'avventure, un uomo mite anche se implacabile quando le circostanze lo
richiedono. Il vero Kit Carson, invece, era un individuo spregiudicato e cinico,
colpevole addirittura di aver combattuto gli stessi Navajos con mezzi
tutt'altro che leali.
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COME FUMETTARO, LEI È
VENUTO ALLA LUCE NEGLI ANNI TRENTA, INSIEME A QUEI COMICS AMERICANI CHE SONO OGGETTI DI
CULTO NON SOLTANTO PER LA GENERAZIONE D'ANTEGUERRA, MA ANCHE PER MOLTI GIOVANI
D'OGGI. PENSIAMO A GORDON, L'UOMO MASCHERATO, CINO E FRANCO, MANDRAKE. CHE
RAPPORTO HA AVUTO CON QUESTI MITICI FUMETTI? Li leggevo. Mi piacevano. Ma tutto finisce
qui. Il mio modo di narrare è completamente diverso da quello degli americani. La tecnica
(così essenziale, così stringata) di quei grandi sceneggiatori era vincolata al mezzo a
cui le loro storie erano destinate: una striscia di tre vignette sui quotidiani. Io,
invece, ho sempre privilegiato un modulo narrativo adatto a episodi lunghi e ricchi di
dialoghi.
LEI È STATO UN ACCANITO LETTORE DEI GIALLI DELL'ETÀ FELICE: VAN DINE, CHRISTIE,
WALLACE... NELLE STORIE DI TEX, INVECE, IL MISTERY NON SEMBRA UN ELEMENTO IMPORTANTE.
PERCHÉ? Io ho sempre preferito l'azione alla complessità della trama. I miei sono
personaggi che si muovono in grandi spazi selvaggi e che

quindi devono quasi obbligatoriamente essere molto più dinamici di
un Hercule Poirot o di un Philo Vance. Voglio correggerla, però. Più che agli autori da
lei citati, le mie preferenze vanno agli scrittori di gialli d'azione degli anni
Quaranta e Cinquanta. Due nomi per tutti: Peter Cheyney e Mickey Spillane.
IN TUTTI QUESTI ANNI, CHE RAPPORTO HA AVUTO CON AURELIO GALLEPPINI E, IN GENERALE, CON I
DISEGNATORI DI TEX? Purtroppo, il distacco fisico che separa Milano dagli illustratori di
Tex non mi ha consentito quegli stretti rapporti che avevo, un tempo, con disegnatori come
Antonio Canale, Rino Albertarelli, Raffaele Paparella, Pier Lorenzo De Vita, Carlo e
Vittorio Cossio. Con questi amici, abitando nella medesima città, mi trovavo a parlare di
fumetti in un bar o per la strada o nelle nostre case, in un'atmosfera
spensieratamente bohèmienne. Per molti anni, però, ho avuto modo di passare le vacanze
estive in una località montana in cui trascorrevo le mie giornate con Aurelio Galleppini
e la sua famiglia.
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